CE L'ABBIAMO FATTA!

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CE L'ABBIAMO FATTA!

L’abrogazione dell’art. 108 della legge di Bilancio è una buona notizia che arriva dopo settimane di mobilitazione dei circoli e grande preoccupazione dell’Arci.

La norma finalmente cancellata dalla manovra avrebbe infatti causato la fine di decine di migliaia di esperienze dell’associazionismo no profit e di promozione sociale e culturale del Terzo settore assoggettandole incomprensibilmente al regime commerciale. Vogliamo ringraziare il Parlamento e il governo per aver accolto le nostre richieste ed evitato ricadute drammatiche sul tessuto sociale del nostro paese già fortemente provato dalla crisi legata alla pandemia.


L’abrogazione dell’art. 108 non risolve di certo tutti i problemi e le grandi difficoltà che stanno vivendo migliaia di circoli in tutta Italia, aggravati dalla chiusura di fine ottobre per le misure anti Covid dell’ultimo Dpcm, ma rappresenta il riconoscimento del nostro ruolo per il bene comune. Ed arriva mentre è in corso l'attuazione di una Riforma del Terzo Settore che chiede alle associazioni grandissimi sforzi organizzativi, economici e di trasparenza, per mantenere il riconoscimento della propria funzione di interesse generale, fuori dalle logiche di mercato.
Ci auguriamo a questo punto che il governo faccia chiarezza, come chiesto più volte dall’Arci, attraverso un riordino positivo delle norme fiscali che riguardano il Terzo Settore che non penalizzi le organizzazioni che stanno dimostrando, anche durante questa seconda ondata, grande tenacia e determinazione, fortificando la rete solidale, le iniziative dei volontari e aiutando concretamente chi più sta subendo la crisi legata all'emergenza sanitaria.

Francesca Chiavacci

Presidente nazionale

“Curiamo la socialità: aiutaci a continuare”

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Cara socia, caro socio,

“Curiamo la socialità: aiutaci a continuare”, questo è il titolo del Calendario da scrivania Arci 2021.

Un calendario da scrivania che racconta, attraverso un percorso per immagini, da Nord a Sud passando per il Centro, la "quotidiana straordinarietà" della nostra associazione: circoli, associazioni in cui ogni giorno le persone si incontrano, condividono idee e passioni, si divertono e si impegnano per un mondo più giusto. Per promuovere cultura, socialità, diritti, solidarietà, partecipazione, democrazia.

Ordina la tua copia su:

Tutto il ricavato della vendita del calendario, al netto dei costi di produzione e spedizione, sarà devoluto ai Circoli Arci in grave crisi economica che rischiano concretamente di non riaprire mai più.

Con il tuo aiuto possiamo tenere aperte quelle serrande e continuare a resistere insieme!

Regala un Calendario Arci per Natale, sosterrai il lavoro instancabile di ogni donna e uomo che ha deciso di non arrendersi al virus, alla crisi, alla messa in secondo piano della cultura e della socialità, ma di resistere e aiutare altre persone a farlo.

Grazie!

Legge di Bilancio, Arci e Acli insieme per non chiudere i circoli

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4mila circoli chiusi per emergenza Coronavirus. E che l'articolo 108 della Legge di Bilancio rischia di non fare mai più riaprire. «In questa ricostruzione pensiamo di poter svolgere una funzione essenziale. Ma per farlo dobbiamo riuscire a sopravvivere»: ecco l'appello della presidente di Arci, Francesca Chiavacci

Oltre 4mila circoli chiusi in tutta Italia e decine di migliaia di attività sospese. Più di un milione di socie e soci privati di spazi e opportunità di promuovere e partecipare alle attività dei circoli. La campagna di tesseramento, aperta il primo ottobre scorso, che ad oggi conta la metà delle affiliazioni e il 50% dei nostri soci in meno. Sono alcuni dei numeri che fotografano la situazione in cui si trova l’Arci, duramente colpita in questi mesi dalla crisi legata alla pandemia, insieme a tante altre reti nazionali dell’associazionismo di promozione sociale.

Moltissime realtà sono allo stremo, non ce la fanno più. Non sanno come andare avanti e se riusciranno a farlo. Si tratta, come abbiamo sottolineato più volte, di migliaia di associazioni che svolgono attività fondamentali per i cittadini nel segno della solidarietà, del mutualismo, dell’utilità sociale e dell’inclusione. Impegnate su moltissimi fronti per perseguire il bene comune e vicino alle persone più in difficoltà.

La Riforma del Terzo Settore ha richiesto e chiederà loro grandissimi sforzi organizzativi, impiego di energie e di risorse economiche per vedere riconosciuta la propria funzione di interesse generale. Abbiamo fatto questi sforzi e continueremo a farli.

Durante la “parentesi estiva” con grande fatica, dispendio economico e di energie, le nostre strutture hanno ripreso le proprie attività di solidarietà e promozione culturale. Una circolare interpretativa del DPCM del 24 ottobre ha decretato la chiusura delle nostra principale attività di autofinanziamento (la somministrazione) e l’impossibilità di svolgere attività culturali, formative. Contemporaneamente però le attività economiche di bar e ristorazione potevano rimanere aperte.

Una situazione drammatica, quindi, a cui si è aggiunta la grande preoccupazione, in queste ore, per ciò che è previsto dall’art. 108 della legge di Bilancio, in discussione in Parlamento: l’assoggettamento, di fatto, al regime commerciale delle nostre associazioni. Una norma insostenibile e incomprensibile, che rappresenta un vero e proprio attacco all’idea di mutualismo e volontariato, a chi si impegna quotidianamente per la comunità. Un colpo durissimo che rischia di mettere in ginocchio la nostra associazione, insieme a tante altre.
Moltissimi circoli non ce la faranno e tanti altri preferiranno chiudere anziché organizzarsi come un’impresa.

Se questo articolo non verrà cancellato, chiuderanno definitivamente migliaia delle nostre basi associative, che si ritroverebbero alle prese con ulteriori adempimenti burocratici e un appesantimento del carico fiscale insostenibili. Privando il Paese di tante attività preziose: corsi, doposcuola, attività ricreative, spazi di discussione e promozione della cultura. Insomma, una norma insostenibile e incomprensibile. Come ha potuto lo stesso Governo che ci ha riconosciuto destinatari di ristori, sferrare un altro colpo a chi ogni giorno si prende cura delle persone in tanti modi diversi?

Non è pensabile che si vogliano cancellare decine di migliaia di esperienze associative con un articolo della manovra. Insieme a noi, sarebbero infatti circa 150mila gli enti non commerciali del Terzo settore obbligati ad aprire la partita Iva. Le conseguenze di un simile scenario sarebbero catastrofiche non solo per l’associazionismo diffuso ma anche per la tenuta sociale del Paese, attraversato da tensioni che abbiamo visto aggravarsi con la crisi legata alla pandemia.


L’Arci è pronta a fare la sua parte nell’opera di “ricostruzione” solidale, nella battaglia contro le povertà e la solitudine dei cittadini nella crisi post-pandemica. Non chiediamo privilegi, ma che vengano ascoltate le nostre ragioni e riconosciuto, anche dal punto di vista fiscale, il nostro scopo di interesse pubblico generale secondo il principio di mutualismo che ispira la nostra storia e il nostro modo di agire nella società.


Chiediamo che venga riconosciuta, oggi più che mai, l’importanza del nostro ruolo di vicinanza e prossimità, fondamentale per la coesione sociale, la partecipazione, la diffusione della cultura, la socialità come strumento di benessere e crescita dei cittadini. In questa ricostruzione pensiamo di poter svolgere una funzione essenziale. Ma per farlo dobbiamo riuscire a sopravvivere.


*Francesca Chiavacci, Presidente nazionale Arci

 

ARCI Tesseramento 2020-21

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Partirà il 1 ottobre il tesseramento Arci 2020-2021. ‘Sempre Attiva e Resistente’ è il messaggio scelto quest’anno per una campagna di tesseramento diversa dalle altre, in un periodo segnato dall’emergenza, non solo sanitaria, legata al Covid-19.

Un’Arci Sempre Attiva e Resistente per ripartire nel segno della partecipazione, perché solo insieme alle nostre socie e ai nostri soci possiamo superare le difficoltà che stiamo attraversando e che ci troveremo ad affrontare.

Un’Arci Sempre Attiva e Resistente perché abbiamo attraversato il lockdown, non senza problemi, e ora vogliamo ripartire per essere più forti di prima. Vogliamo ricostruire nella partecipazione, rinsaldare e allargare la nostra comunità, la socialità, il mutualismo e la solidarietà per continuare ad essere un antidoto all’emarginazione e all’impoverimento culturale e materiale. E vogliamo farlo grazie alla forza delle nostre socie e dei nostri soci.

Un’Arci Sempre Attiva e Resistente perché sentiamo quanto mai attuale la necessità di riaffermare i valori della Costituzione, della Resistenza, dell’antifascismo e della democrazia. Un richiamo a un impegno ancora più forte per attuarli e contrastare tutte quelle disuguaglianze che continuiamo a veder crescere in maniera intollerabile.

Per un’Arci sempre più presente, inclusiva e solidale.

Per un’Arci Sempre Attiva e Resistente!

Francesca Chiavacci
Presidente nazionale Arci

Il cambiamento che vogliamo

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Dalla parte delle donne. Arci aderisce con convizione al Position Paper ‘Il cambiamento che vogliamo. Proposte femministe a 25 anni da Pechino’: una serie di proposte concrete alle istituzioni per andare oltre un sistema economico, sociale e culturale diventato insostenibile perché continua a escludere le donne, crea profonde diseguaglianze, non garantisce benessere per tutte/i.

Il documento presentato oggi è stato elaborato da un ampio gruppo di donne femministe, rappresentanti di associazioni e organizzazioni della società civile e di ONG, oltre a singole esperte, e coordinato da D.i.Re Donne in rete contro la violenza, e si concentra sulle aree critiche identificate come prioritarie dalle Nazioni Unite per rilanciare e attualizzare la Piattaforma d’azione di Pechino, adottata all’unanimità da tutti i paesi del mondo 25 anni fa, nella storica IV Conferenza mondiale delle donne.

Un tema quanto mai attuale dal momento che oggi, nel 2020, la pandemia e la crisi sociale ed economica che stiamo attraversando ha rivelato con ancora maggior evidenza lo scarto fra ciò che le donne fanno e il loro riconoscimento nello spazio pubblico.

‘Il cambiamento che vogliamo. Proposte femministe a 25 anni da Pechino’  costituisce una forte presa di posizione politica, quanto mai necessaria, frutto dell’esperienza concreta di chi da sempre lavora per il miglioramento della condizione delle donne, contro le molteplici discriminazioni di cui sono vittime, legate alla classe sociale e ai processi di impoverimento, al razzismo, alla sessualità e alle discriminazioni di genere.

Un documento per uno sviluppo inclusivo, per un lavoro dignitoso per le donne,  giustamente retribuito, e misure di conciliazione. Per contrastare la povertà femminile e rivendicare protezione sociale e servizi sociali adeguati. Per adottare soluzioni coordinate contro la violenza maschile nei confronti delle donne, ancora diffusa e radicata in Italia. Per la partecipazione delle donne alla vita pubblica e ai processi decisionali. Per una società pacifica e inclusiva.

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